Stardust

Barberini: vedere oltre i confini

Polvere di Stelle, Stardust questo il nome della sonda spaziale realizzata dalla NASA lanciata nello spazio il 7 febbraio 1999 dal Kennedy Space Center di Cape Canaveral.

Lo scopo era raccogliere molecole e frammenti provenienti dalle comete Wild 2 e Tempel 1.

Perché le comete destano tanto interesse? Perché grazie alle comete possiamo puntare lo sguardo oltre i confini alla ricerca della scintilla iniziale che ha dato origine all’universo.

Le comete trascorrono gran parte della loro vita nelle parti più fredde del sistema, quindi il materiale di cui sono composte ha subito poche variazioni dal Big Bang ad oggi.

La missione della sonda Stardust era quindi ottenere, mediante un apposito raccoglitore delle dimensioni di una racchetta da tennis, campioni di materiale dalla coda delle comete per scoprire i grandi misteri dell’universo analizzando le minuscole particelle che le compongono.

Dal 15 gennaio 2006, data in cui la capsula con i campioni atterrò nel deserto dello Utah, è stato avviato un importante progetto condotto da un gruppo di scienziati che hanno inoltre coinvolto oltre 30.000 volontari, attraverso il portale stardust@home, per analizzare la polvere interstellare catturata dalla sonda.

Al momento gli scienziati sono giunti alla conclusione che la polvere stellare raccolta dallo Stardust risalga addirittura a milioni di anni fa e sia parte di ciò che rimane di un’enorme esplosione interstellare.

La missione Stardust, proprio perché la tecnologia è in continua evoluzione, terrà occupata la comunità scientifica per decenni; i rilievi fatti oggi in futuro potranno venire rifatti con nuovi tipi di strumenti o metodologie.

La promessa è quindi restare in ascolto, perché a distanza di anni dalla sua missione, lo Stardust potrebbe riservarci molte sorprese.

cometa
sonda Stardust

Questo sito utilizza i cookies per garantire un'esperienza di navigazione ottimale. Proseguendo nella navigazione del sito si intende accettata la Cookies Policy.